“A Polpop non piace acquario, Polpop scappa, Polpop si fa venire idea”.
Questo deve essere passato per la testa di Polpop quando fu portato nel Bioparco e messo nella vasca con i suoi simili.
Oddio simili, alcuni di loro erano persino nati in cattività, lui invece era nato e cresciuto nell’oceano!
Non voleva rimanere lì un secondo di più, svitò il filtro della vasca e fuggì lungo le condotte fino allo scarico principale.
Il Bioparco era stato costruito molto tempo addietro e le condutture non erano in perfetto stato. Quella in cui si trovava Polpop in un punto era crollata e si affacciava su un fiume sotterraneo, era un luogo affascinante pieno di rocce strane, non come l’oceano ma sempre meglio della vasca del Bioparco.
Polpop decise di scendere sempre più in profondità lungo il corso d’acqua, attratto dal tenue bagliore pulsante che scorgeva in fondo alla grotta. Doveva saperne di più!

In una grande sala sotterranea c’era una strana costruzione, grande quanto una di quelle enormi navi che aveva visto una volta al porto.
La luce pulsante proveniva dall’interno di quella costruzione, ad emetterla era un piccolo oggetto che fluttuava a mezz’aria. Polpop fu molto incuriosito e lo volle toccare, era di un materiale stranissimo, né pietra né metallo e nemmeno quella plasticaccia che piace tanto agli uomini.

Ad un tratto la luce si intensificò e Polpop sentì una forte energia pervadere ogni suo tentacolo, e poi: INFORMAZIONI!
Un fiume di informazioni, parole, dati, luoghi. Avrebbe voluto sottrarsi a quell’ ondata ma qualcosa lo teneva avvinghiato all’oggetto! Quando l’ondata si arrestò Polpop era esausto, ebbe solo la forza di scivolare in un angolo e si addormentò profondamente.

Dormì a lungo e quando si risvegliò si accorse di aver acquisito nuove conoscenze: ora sapeva di un pianeta chiamato Meganthia, spazzato via da una razza aliena: i Distruttori!
Polpop cominciò a guardarsi intorno, la stanza ora era piena di oggetti che riconosceva, il pannello di controllo, il modulo vitale, la matrice spirituale…
E poi, cosa straordinaria, gli erano cresciute le gambe! Polpop, sorpreso e spaventato, ci mise un po’ a capire il meccanismo: in poche parole era in grado di passare da forma animale a forma umanoide, e viceversa! Non era bravissimo nella transizione ma ci poteva lavorare, la cosa veramente difficile era reggersi su quelle due gambette e camminare!
Ciò che gli era successo era sbalorditivo, doveva condividere la scoperta con qualcuno! Fu così che decise di tornare alla sua vasca per parlarne con qualche suo simile. Gli altri polpi però erano più interessati al secchio delle aringhe, l’unico che prestò orecchio alle sue parole fu Burk, il cane dell’inserviente. Era un vecchio bulldog, piuttosto taciturno ma dallo sguardo attento.

Burk conosceva un passaggio usato per la manutenzione che portava alla condotta di cui aveva parlato il polpo, e quando vide l’astronave per poco la sua mascella non si schiantò sul pavimento! Sapeva che si trattava di un’astronave perché il suo padrone guardava un sacco di film di fantascienza, e poi quell’oggetto luminoso, con quella luce invitante: “non resisto, devo proprio leccarlo!” kzhaaaam! Anche dentro la testa di Burk si riversò un flusso di conoscenze aliene.

B: “Polpop, è fortissimo! Questa storia è incredibile! Meganthia! i Distruttori!”
“fortissima e terribile… non dovremmo avvisare qualcuno?”
P: “hum… in effetti non mi ero posto il problema…”
B: “so io con chi dovremmo parlarne! il Gran Consiglio lo deve sapere!”
P: “Gran Consiglio?”
B: “tu sei nuovo non puoi sapere, all’interno del Bioparco c’è questo Consiglio a cui si rivolgono tutti gli animali in caso di
Dispute. Andiamo a parlarne con loro!”

Fu così che i componenti del Gran Consiglio del Bioparco, Leonidas, Trigger e Guerrilla, furono condotti alla nave spaziale, acquisendo a loro volta informazioni eccezionali e la capacità di reggersi sulle zampe posteriori, con scarso entusiasmo da parte di Guerrilla che non capiva cosa ci trovassero di incredibile gli altri.
In seguito scoprirono la stanza degli armamenti, e Leonidas decise di svelare i segreti della nave spaziale ai più fidati animali del Bioparco. Ma la scoperta più entusiasmante fu l’enorme stanza per le simulazioni di battaglia: una magnifica arena, lastricata di grosse mattonelle esagonali.
Combattendo nell’arena non ci si poteva far del male perché era tutto virtuale, e i Megantik speravano di non dover mai realmente affrontare i Distruttori.

Eppure lo spaziolabio, una specie di mappa astrale delle galassie, continuava a dare segnali inquietanti.
Leonidas fiutava un pericolo, come molti anni prima, quando era ancora cucciolo e gli uomini lo catturarono e lo portarono in cattività. Ora il Bioparco era la sua casa, i Megantik la sua famiglia e non avrebbe permesso a nessuno di minacciarli.
Per Leonidas la scelta fu semplice: dovevano vivere in segreto al Bioparco di giorno e addestrarsi nell’arena la notte, per essere pronti ad ogni evenienza!